
Quante volte abbiamo sentito un parente o un amico dire: “Domani piove, me lo sento nelle ginocchia”?
Quella che per anni è stata considerata una credenza popolare, oggi è al centro di numerosi studi scientifici.
Infatti, molti pazienti, specialmente chi soffre di artrosi o ha avuto vecchie fratture, riferiscono un aumento significativo del dolore articolare quando il tempo si fa freddo e umido.
Uno studio olandese ha dimostrato che quasi il 40% dei partecipanti ha notato un aumento del dolore articolare o della sensibilità in caso di freddo e umidità.
Ma cosa c’è di vero dietro questa “sensibilità meteorologica”? Proviamo a fare chiarezza analizzando i meccanismi fisici e le prove scientifiche a nostra disposizione.
Riassunto breve
Una delle spiegazioni più accreditate a livello fisiologico risiede nei barocettori, terminazioni nervose sensibili alle variazioni di pressione presenti nei nostri tessuti e nelle articolazioni.
Il meccanismo ipotizzato è piuttosto semplice:
- Calo della pressione: Quando il tempo peggiora, la pressione atmosferica esterna diminuisce.
- Squilibrio pressorio: Se la pressione all’interno di un’articolazione (già infiammata o usurata) rimane più alta rispetto a quella esterna, i tessuti tendono a espandersi leggermente.
- Segnale di dolore: Questa micro-espansione stimola i barocettori, che inviano al cervello un segnale di dolore o fastidio.
Questo spiegherebbe anche perché alcuni pazienti avvertono dolore durante i voli aerei: in cabina la pressione è mantenuta a livelli più bassi rispetto al suolo, innescando lo stesso squilibrio articolare.
Cosa dice la scienza? (Il paradosso dell’ascensore)
Nonostante queste teorie affascinanti, la letteratura scientifica non ha ancora trovato un legame univoco e certo.
Molti studi su larga scala non hanno mostrato una correlazione diretta tra l’arrivo di una perturbazione e l’intensità del dolore.
Il motivo è legato all’entità delle variazioni. La differenza di pressione atmosferica causata da un temporale (circa 1-2 hPa all’ora) è minima: la stessa variazione si subisce salendo di soli 20 metri di altitudine.
Se il dolore fosse causato esclusivamente dalla pressione, dovremmo provare sofferenza ogni volta che:
- Prendiamo un ascensore per andare al quinto piano.
- Saliamo una rampa di scale.
- Guidiamo in collina o in montagna.
Il fattore sendataria
Se la pressione non è l’unica colpevole, perché sentiamo davvero più dolore?
Alcuni esperti suggeriscono una causa legata al nostro comportamento.
Quando il meteo è avverso (pioggia, freddo intenso, vento), la nostra routine cambia:
- Meno movimento: Tendiamo a restare in casa e a uscire di meno.
- Posizioni statiche: Passiamo più tempo seduti o sdraiati sul divano.
- Rigidità muscolare: Il freddo induce una naturale contrazione dei muscoli (vasocostrizione), che può aumentare la rigidità delle articolazioni già compromesse.
La mancanza di movimento riduce la lubrificazione articolare e aumenta la percezione del dolore.
In questo senso, il meteo non “crea” il dolore, ma crea le condizioni affinché noi ci muoviamo meno, peggiorando la situazione preesistente.
Conclusioni e consigli del vostro chiropratico
Che la causa sia la pressione atmosferica o il cambiamento di abitudini, il dolore che provate è reale.
Ecco come gestirlo:
- Rimanete attivi: Anche se fuori piove, fate un po’ di stretching o ginnastica dolce in casa per mantenere le articolazioni mobili.
- Calore locale: Se il freddo aumenta la rigidità, l’applicazione di calore può aiutare a rilassare i tessuti.
- Consultate il vostro chiropratico: Un sistema nervoso che funziona correttamente e articolazioni ben allineate reagiscono meglio agli stimoli esterni, inclusi quelli meteorologici.
Il meteo non si può cambiare, ma il modo in cui il vostro corpo risponde sì! What are you waiting for?

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